Alla ricerca dell’ultimo anello della catena del valore

Cuore o ragione? Marketing emozionale e neuroscienze nel comportamento del consumatore

Università del Sannio, 4 giugno 2012, ore 16.30, Sala Rossa delle Lauree – Palazzo San Domenico, Piazza Guerrazzi – Benevento

Aprono i lavori

  • Filippo Bencardino, Rettore Università del Sannio
  • Biagio Mataluni, Delegato Confindustria Ricerca e Innovazione Benevento, Presidente degli Oleifici Mataluni
  • Felice Casucci, Università del Sannio

Introduce e Coordina: Maria Rosaria Napolitano, Università del Sannio

Relatori:

  • Francesco Gallucci, Presidente 1to1lab e autore del Saggio “Marketing Emozionale e Neuroscienze”
  • Raffaele Crispino, Vice Presidente AISM (Associazione Italiana Marketing)
  • Enrico Viceconte,  Stoà
  • Gianluca Zaffiro ed Elena Guercio, Telecom Italia,
  • Arianna Trettel, Direttore Brain Signs, spin-off dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
  • Raffaele Sibilio, Università degli Studi di Napoli “Federico II”
  • Riccardo Resciniti, Università degli Studi del Sannio

Alla ricerca dell’ultimo anello della catena del valore

Relazione di Enrico Viceconte

Il gruppo di ricerca guidato da Francesco Gallucci è una punta avanzata degli studi di marketing centrati sul comportamento del consumatore.

Il libro presenta il meglio della ricerca più recente sulla psicologia applicata al marketing, con un approfondimento, finalmente molto completo e chiaro, sull’apporto che le neuroscienze possono fornire ai modelli per l’interpretazione e la previsione dei comportamenti di acquisto e di consumo.

Tra i ricchissimi contenuti del libro, ho il tempo per trarre solo alcuni spunti. Scelgo alcuni temi che si intersecano ai miei interessi nella ricerca e nella didattica del management.

L’economia e, di conseguenza, il marketing ha sempre considerato il cervello del consumatore come una “scatola nera” di cui si possono, induttivamente, prevedere ragionevolmente le risposte agli stimoli esterni. Ad esempio con il modello che postula l’esistenza dell’homo oeconomicus, in grado di scegliere in base alla valutazione razionale della propria utilità. L’economia si basa su questo modello e forse per questo prende grandi cantonate quando vuole prevedere il futuro. Da duemila anni la filosofia si è occupata delle preferenze degli uomini, prendiamo ad esempio gli stoici e gli epicurei. La pratica filosofica di questi discende, per la matrice indoeuropea dei greci e per antichissimi lasciti e scambi, da filosofie orientali ancora più antiche che permangono oggi nel pensiero non europeo. Il cristianesimo, ponendo la finalità delle azioni e delle scelte fuori da noi, ha rallentato sicuramente il progresso della psicologia. Che è diventata scienza molto tardi. E solo oggi si allea all’economia.

Anche il marketing, nato a metà del XX secolo, è esposto a figuracce quando vuole prevedere il futuro (ad esempio il successo di un brand o di un prodotto), facendo uso delle classiche metodologie di analisi, quantitative e qualitative e, tutt’al più, in psicologia, del cognitivismo e del comportamentismo. Fallimentare è stato poi ogni approccio psico-analitico. E’ difficile prevedere ciò che le persone sceglieranno e le esperienze che avranno nel consumo. E forse è un bene così. Il successo di un brand è un “cigno nero”, come dice Nassim Taleb, difficilmente prevedibile a priori, ad esempio con la statistica o il ragionamento induttivo. La mente è molto complessa, anche perché interagisce in modo originale ed autonomo con l’ambiente che la circonda con una sua strategia (altrettanto buona, se non migliore, di quella dei marketeer). Il consumatore, come diceva De Certeau  (e prima ancora Gramsci) è un free rider, un bracconiere, difficilmente riconducibile ad un modello stimolo-risposta, come quello del cane di Pavlov che sbava a suono del campanello.

Oggi esistono apparecchiature e tecniche, ben descritte da Gallucci, che danno accesso alla scatola nera. Di cui possiamo cominciare a vedere il contenuto in azione. Non dico che vedere come girano le rotelle sia sufficiente a prevedere i comportamenti. Ma abbiamo in mano strumenti paragonabili al microscopio e al telescopio. Penso che siano invenzioni della stessa portata. Quelle ci servivano a vedere la complessità dell’universo dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande. Questi strumenti ci danno accesso all’universo della mente che, forse, è più complesso. Siamo solo all’inizio, come era per Galilei coi primi telescopi.

Il neuro marketing, entrando nella “scatola nera”, ci dà una mano non tanto a prevedere le azioni future, perché credo che restino sostanzialmente imprevedibili, ma per conoscere meglio la nostra mente sollecitata da una quantità di stimoli senza precedenti.

Veniamo ai concetti sui quali sto lavorando e che beneficiano del punto di vista di Gallucci.

1. Value in use. E’ un concetto non nuovissimo nella formulazione ma ancora da sfruttare per quanto riguarda le implicazioni. Considerare il consumatore “prosumer”, co-produttore (integrato a monte) del valore dell’offerta è un punto di vista ancora centrato sul prodotto/processo di produzione. E’il produttore a doversi “integrare a valle” diventando co-creatore del valore nel processo del cliente.

Mi spiego. Il valore si produce nella testa del cliente, nel momento e nelle modalità stabilite dal cliente e non, fuori da lui, in un iperuranio di idee di prodotto da “adottare”. Il prodotto, o il servizio, sono strumenti che il cliente usa (in modo idiosincratico) per creare valore per sé stesso. A volte sono servomeccanismi del cliente.

Una rivoluzione copernicana che gli strumenti del neuro marketing (come il telescopio di Galilei) ci permettono di osservare. Ne ho scritto, assieme a Raffaele Crispino, sull’edizione italiana di Harvard Business Review. (Raffaele Crispino, Enrico Viceconte, Value in Use, Harvard Business Review Italia N°1 2012)

Il penultimo anello della catena del valore è il processo del cliente. L’ultimo anello è nel processo, tutto interno al cervello, che genera l’esperienza d’uso, più o meno piacevole. Diciamo che il fine ultimo è la produzione di endorfine del cliente e, quindi, il suo piacere-umore (la sua jouissance avrebbe detto Lacan). /Jouissance/, ovvero “godimento”, per Lacan, è una parola che contiene un che di erotico. Ma /jouissance/, in francese, è anche un termine legale che significa l’usufrutto di un bene, il suo possesso.

2. La progettazione delle esperienze. Ne ho discusso, nel 2003, con Francesco Morace, Giovanni Lanzone e Francesco Zurlo, su Sviluppo e Organizzazione (Enrico Viceconte, La progettazione delle esperienze nello sviluppo di nuovi prodotti, Sviluppo & Organizzazione, N°197, 2003). Si può progettare l’esperienza ottimale? La risposta era si, se si entra nella testa del cliente, e nelle sue routine psicomotorie, attraverso un processo di immedesimazione. Nell’approccio design driven, successivamente sviluppato da Roberto Verganti, questo mettersi nei panni del cliente, diventa mestiere, più che del marketeer, di una figura di “inteprete” che modella sul proprio gusto quello che il consumatore ancora non sa o non sa esprimere. Esiste un modello di simulazione del funzionamento di un cervello migliore del cervello di un’altra persona? Magari un cervello particolarmente creativo. Un “interprete” è il designer (mettiamo Giovannoni per Alessi) oppure l’imprenditore stesso (mettiamo Steve Jobs). La logica design driven non è “technology push” né “market pull”. Il processo creativo, in quei casi, è altrettanto felice del processo di fruizione. E in questo si avvicina alla produzione e alla ricezione dell’opera d’arte. Con la sua apertura semiotica (Enrico Viceconte, Opera Aperta, apertura e indeterminazione nella co-creazione di nuovi prodotti, Sviluppo e Organizzazione N°225 Gennaio/Febbraio 2008). Il marketing si occupa del significato delle cose e il significato determina l’esperienza .

3. L’esempio del packaging. Al package del prodotto è assegnato il compito della battaglia finale, con i concorrenti, sul fronte dello scaffale. Il momento della verità della strategia di branding e di comunicazione, ma anche del processo produttivo e logistico.

Il package è una macchina di produzione e logistica (per contenere, conservare, trasportare, erogare, dosare ecc.), ma anche una macchina per comunicare.  Il package è uno storyteller: si occupa di raccontare delle storie:

  • storie di un “prima”: la storia che precede l’acquisto: le origini, gli ingredienti, il processo produttivo, la reason why, la “firma autoriale”, la storia del brand (l’heritage).
  • storie di un “dopo”: la storia che segue l’acquisto: come usare il prodotto per trarne il massimo vantaggio (mescolare, riscaldare, servire, stirare, lavare a secco ecc., smaltire in un certo modo. Anche in forma di invito/augurio  ”buon apptetito!”, “enjoy!”).

Le storie entrano potentemente nella generazione dell’esperienza d’uso. E nella produzione di endorfine. Le favole, ad esempio, ci hanno aiutato in questo quando eravamo piccoli e ci aiutano ancora.

Ma il package è oggetto sensuale: ha il contatto diretto con la mano del cliente. Consente, nei pochi secondi dedicati alla scelta, di comunicare ai sensi, direttamente all’amigdala alcune informazioni importanti per la decisione. E questo avviene in modo diverso in ciascuna cultura.

Prendiamo il caso della bottiglia dell’olio d’oliva. In Italia la storia vuole che sia di vetro. C’è una storia che racconta il vetro in Italia e che non appartiene alle popolazioni che non usano da sempre l’olio d’oliva. Per noi è necessario che al tatto la bottiglia sia fredda, rigid e pesante come il vetro. Per un americano o un giapponese è l’opposto. Il vetro è considerato un lusso inutile per cui non si è disposti a pagare, con il rischio aggiuntivo della fragilità della confezione. Lo stesso contatto, a Benevento o a Tokio ha un riflesso diverso a livello neurologico. Il giapponese è rassicurato e attratto dalla plastica, l’italiano dal vetro.

Ecco che entra l’innovazione e differenziazione “design driven”. Il caso dell’Olio Dante prodotto da Biagio Mataluni a Montesarchio. L’idea nasce dalla ricerca e sviluppo, nei laboratori dell’Azienda,  di nuove tecnologie di packaging. Ne esce una bottiglia di PET inguainata in un’elegante shirink sleeve, che colloca la sensazione tattile in una nuova area sensoriale, e anche il riflesso della luce sulle superfici (né matte né lucide) ha un impatto visivo inedito. La forma e la grafica conserva l’heritage del prodotto (la storia del “prima”) senza dare l’impressione di imitare, in materia banale, forme classiche. La sensazione tattile e visiva convergono; forniscono piacere e promettono, per la storia del “dopo”, piacere e benessere. L’aggiunta, nella gamma, di vitamina D, parla alla ragione, rassicura che la tradizione e l’innovazione non si contraddicono: possono allearsi per il massimo vantaggio del consumatore. A livello di nuromarketing funziona: è un progetto felice. La bottiglia spicca sullo scaffale e si fa accarezzare, per dischiudere i valori della marca. E l’innovazione basata sulla tradizione.

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Customer Experience Design and Management

Riflessioni sul settore assicurativo
Enrico Viceconte, Stoà
11 maggio 2012 ore 14.30
Sede: Facoltà di Economia della Seconda Università di Napoli
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I Luoghi della Formazione, lezione al Poli Design

19 – 20 aprile 2012

Milano Bovisa. Aula del Politecnico, Corso Brand dei Sistemi Territoriali. Il tema delle due lezioni è il marketing dei luoghi e dei territori.  Il progetto di campo sarà a Venezia e il Nord-Est, per la candidatura a Capitale Europea della Cultura.  Formazione nei luoghi. Un’ occasione per tornare a parlare sul tema dei luoghi per la formazione. Anche perché la Bovisa col suo Campus del Politecnico  è un luogo della formazione.  Finite le lezioni, invece di correre al Salone del Mobile in corso e al Fuori Salone, cerco il Genius Loci della Bovisa. Il Paesaggio. Per collegarlo alla formazione. Passeggiate. Qualche fotografia.

Sosta serena tra gli scaffali della Biblioteca Comunale di Dergano Bovisa. Per leggere, nel quartiere, del quartiere MZ7, Milano zona sette Bovisa, Dergano. Una piccola biblioteca “di pubblica lettura” è luogo di community building, di formazione e di bildung. In una sera d’inverno color grigio acciaio della Bovisa chiunque (della comunità o non ancora, un anziano, uno studente, un immigrato, un viaggiatore come me)  può trovarci la monumentale storia di Milano della Treccani, libri in cinese, colori vivaci e amorevole cortesia del personale.  Al bibliotecario chiedo della Milano Film, gli studios del cinema muto della Bovisa e lui mi racconta quelle storie. Storytelling, si dice oggi. Storia orale.

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Sosta alla vetreria Livellara, progettata dal futurista architetto Sant’Elia in turgido stile littorio: valori plastici. Gasometri, officine, orti e biciclette arrugginite. E’difficile non pensare a Rocco e i suoi fratelli e alla loro bildung milanese.

Poi alla Cascina Albana, dove all’inizio del secolo si allevavano nelle case i bachi da seta. Negli anni 50 ancora non c’era l’acqua corrente, si coltivavano gli orti, si pescavano i lucci nel canale, i carrettieri partivano all’alba e gli operai andavano nelle fabbriche, nei campi e nelle officine.

Politecnico di Milano, luogo della formazione. Col campus nelle ex officine della Ceretti e Tanfani. Trovandomi lì per quello, vorrei trovare, nella progettazione dello spazio costruito qualcosa che rispetta il genius loci. E invece vedo inaugurarsi (il 19 aprile) i balocchi colorati del Bovisatech dei Mendini. Dal Luogo al Logo. Dal Logo al Lego. Branding-Delusione. Valori plastici o di plastica?

e poi, alle spalle della cascina, microscopico ecosistema, arcaico capolavoro di frugalissimo equilibrio (gli orti, il fiume coi lucci e i bagni estivi, il pozzo le officinette, i bachi da seta, i carri, la corte per giocare a pallone), incombe l’edilizia intensiva, come nei libri di Calvino (“La speculazione edilizia” e “Marcovaldo”).

pensando a Rocco e i suoi fratelli, a Visconti, ad Olmi, a Testori a Calvino...

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Co-creazione di valore: Value in Use

Nel numero di gennaio/febbraio 2012 di Harvard Business Review Italia, un articolo di Raffaele Crispino ed Enrico Viceconte su tema del marketing diffuso nell’ottica della co-creazione di valore.

Per combinazione pochi giorni dopo avrei parlato di felicità e di stato di “flusso” in un seminario.

Qui di seguito è un articolo che spiega cos’è lo stato di flusso.

Viceconte, Enrico (2006) Metodo e flusso nei team works. Hamlet, 11 (55). pp. 3-4 , Hamlet è un supplemento a “L’Impresa” edito dal Sole 24 Ore

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Il colore di Tuscania e il colore del grano

A cena con Uranio Mazzanti e Giordano Perini  si parla di colori. Si conclude il primo giorno dell’anno 2012. Il passaggio di un anno è sotto la tutela di Janus (o del suo omologo etrusco Culsans).  Nell’autoscatto guardo la mattina del 2012  sotto un leccio monumentale, presso la porta (janua) di Torre di Lavello. La porta (il varco, Pòros) è connessa alla opportunità e al rapporto tra passato e futuro. Il colore del tufo poroso di Tuscania e di certi intonaci. Un colore, quello del tufo di Tuscania, fa notare Giordano, diverso da quello della pietra di Tarquinia: una luce completamente diversa. E’ vero. Tornavo appunto da Tarquinia che avevo visitato per ritrovare, dopo 40 anni, zio Giorgio Toffoletti, nipote di un veneziano di Dalmazia e figlio di Piero, paracadutista nato in Libia nel 1907, e dell’etrusca zia Antonia, incisore di francobolli e banconote e maestro dell’arte bianca della pizza al lido del Porticciolo  a Tarquinia, sul Tirreno a un passo dal porto e dalle saline etrusche. Ciascun paese d’Italia ha una luce e un colore diverso. Giordano di colori se ne intende sul serio, ha lavorato con Ettore Sottsass, poi ha stampato pelli per il fashion system di Milano e inventato vernici micalizzate per le automobili, e vernici termicamente cangianti per le forme delle modelle di Krizia.

Le vernici micalizzate e perlate – spiega Giordano – le ottenemmo miscelando lamine microscopiche di mica e scaglie di alluminio alle vernici. Le lamine microscopiche di mica sono flessibili ed hanno un contorno esagonale o più raramente triangolare Alcuni tipi di mica conferiscono un’ampia gamma di tonalità ottenendo l’effetto perla oggi di moda nelle carrozzerie. Gli etruschi erano minatori, chimici, vasai, conciatori ed esperti tintori. All’Etruria associo immagini di rossori minerari: Il rosso ferro dell’Ilva (l’Elba), il rosso cinabro dell’Amiata, i vasi etruschi. La vernice alla mica; se ne parla per un po’. Col termine “mica”, dice Uranio, si intendono minerali che formano cristalli che si sfaldano in lamine sottili: silicati di Alluminio il cui colore dipende dalla composizione chimica. La formula chimica generale è la seguente: K(Al,Mg,Fe,Mn,Li,Cr)2-3[AlSi3O10(F,OH)2]. Nasce il progetto di un libro sui colori nell’industria. Si ricorda che Primo Levi era un chimico e lavorava nelle vernici industriali.

Uranio è un chimico che ama parlare della fragilità.

Uranio

E ne parliamo spesso durante la cena consumando il suo ottimo olio verde clorofilla . Scriveva nel 1954 Ettore Sottsass del gusto per il rustico:  “nasce da un certo amore per tutto ciò che è mediterraneo, da Capri al Marocco, dalla Sicilia alla Tunisia e per il colore del mare caldo, del cielo limpido del meridione. E’un amore che comprende non soltanto il Mediterraneo ma le cose rustiche e ruvide di tutti i mari del Sud, dalle calde isole del mar dei Caraibi, delle coste del Messico, dei deserti dell’America meridionale. E’ amore per tutte le cose corrose dai secoli, dal sole e dalle sabbie bollenti; amore per i colori violenti e vecchi, per le materie dolci e granulose, per le paste tenere e fragili.”

Gli intonaci di Tuscania sono paste fragili e il tufo è tenero, come il tufo giallo che amo vedere a Posillipo o a Procida. L’Italia è fragile, si diceva, parlando di recessione, ma una fragilità che dura e resiste da migliaia di anni.

Mostro questa foto di Tuscania. All’etrusca poggiata per l’eternità sul muretto hanno mozzato la testa i ladri. Le tombe sono state saccheggiate per wunderkammer sparse in tutto il mondo. “Giacimenti” culturali inesauribili si dice con un termine minerario orribile.

Salvatore Settis preferisce parlare di continuità e contiguità delle cose che abbiamo: natura, colori, paesaggio, monumenti, documenti, musei, piazze, vie sono tessuto vivo del paese che non si può smembrare, fragile ma vivo.  L’ “ingegnere di ferro”, Otello Testaguzza, ingegnere capo del Genio Civile negli anni ’70 ebbe il compito di ricostruire Tuscania dopo il terremoto del 6 febbraio 1971. Un compito che eseguì con pugno di ferro e spirito di servizio, con visione, senso della missione e sensibilità. Ho provato a chiedere a degli amici, molti non ricordano nemmeno quel terremoto di 40 anni fa. Eppure devastò il centro storico con molti morti e si vide nei telegiornali.  Otello Testaguzza “Un uomo ed un professionista di altri tempi – si legge in una commemorazione – che ha saputo precorrere i tempi, immaginando la rinascita del centro storico e di Tuscania tutta puntando alla fedele ricostruzione dell’urbe storica così come appariva nei documenti del catasto Gregoriano”. Penso all’Aquila oggi.

Parliamo poi d’altro. Del piccolo mondo conchiuso dell’abbazia cistercense di San Giusto, ben nascosta in una dolce valle lungo il corso del Marta. Doveva essere un minuscolo ecosistema autosufficiente, tenuto in equilibrio dalla natura e dal lavoro dei frati. Giordano ci ha mostrato quella meraviglia nell’ultimo giorno dell’anno del 2011. Nel restauro accurato e filologico del rudere voluto e finanziato dall’ingegner Mauro Checcoli, campione olimpico di equitazione nel 1964 e imprenditore mecenate.

Mauro Checcoli, bolognese, è di quegli ingegni, nel senso umanistico di ingenium, che possono fiorire in Italia: progettista high tech di architetture straordinarie come il “Teatro della Comunicazione” (UNIPOL Arena) di Bologna e il museo dell’ebraismo di Ferrara, difensore (e produttore) del grano duro dei territori italiani, come della cultura, dello sport e della bellezza (accostati non a caso, ma come lo erano nell’Ellade classica), e, infine, della microfinanza e del microcredito (Checcoli è Presidente di micro.Bo, l’Associazione microfinanza Bologna, una onlus nata sulla scia del lavoro pionieristico di Muhammad Yunus, il ‘banchiere dei poveri’, Nobel per la pace nel 2006.). Modelli di interazione con il territorio che dà e riceve! Modelli di sostenibilità cari ad Uranio.

Un’ interazione benefica che può avere un raggio d’azione molto più vasto.  Tuscania ospita un campus della Lorenzo De’ Medici la Scuola la cui missione internazionale è stata immaginata e realizzata da Fabrizio Guarducci. Un luogo in cui il  giovani provenienti da ogni parte del mondo possono “realizzare il proprio potenziale, sviluppare la propria creatività, e interagire con le comunità del mondo“, grazie al potere vivificante della cultura italiana, del suo paesaggio, della sua archeologia e anche della sua cucina e dei suoi prodotti generati dal  luogo. Natura, paesaggio, lavoro: genius loci, ingenium. Cenando, pensiamo ai principi generativi. Mi vengono in mente, assieme ai principi generativi delle forme, i begli anni della Summer School di Design di Morcone, nel bellissimo Sannio. La forma della pasta generata dalla necessità di interagire col sugo. Come la forma di un paese e delle sue case o di un’ abbazia che derivano dal tufo, dai ruscelli, dai pendii. Un’idea morfologica di quegli anni di Morcone.

Giordano scodella gli spaghetti. E’pasta bianca di grano duro condita con l’olio verde di Uranio. E si parla ancora di colori. “Il colore del grano” è una cooperativa sociale onlus di ricerca, produzione e commercializzazione di pasta alimentare artigianale di alta qualità, quella che abbiamo mangiato quella sera, nata dal sistema Ricerca e Solidarietà di CRF-sc, Cooperativa Ricerca Finalizzata. Un’idea di Uranio Mazzanti. La cooperativa ha aperto ad Anitrella, nel comune di Monte San Giovanni Campano (Frosinone), un laboratorio di produzione con il coinvolgimento di persone svantaggiate che lavorando, secondo le loro capacità e potenzialità specifiche, contribuiscono alla loro indipendenza economica. I profitti eccedenti dalla vendita sono risorse disponibili per il finanziamento di altri progetti di solidarietà “tradizionale”, a vantaggio del territorio. La pasta è molto buona e l’idea è sostenuta dal gruppo Boscolo che a Tuscania ha creato l’Etoile Academy, un polo di cultura gastronomica di eccellenza europea.

Boscolo Etoile Academy, fondata nel 1985  da Rossano Boscolo, è stata la prima scuola di alta formazione per le arti culinarie in Italia.  La nuova sede unica, trasferita da Sottomarina di Chioggia a Tuscania nel 2010 nel Complesso quattrocentesco di San Francesco, si differenzia dalle altre scuole esistenti soprattutto grazie ai prestigiosi, nuovi spazi didattici che offre ai suoi corsisti: 5 laboratori pratici, attrezzati utilizzando le più avanzate tecnologie per la cucina ma anche, ad esempio, l’orto creato dove esisteva nel Medioevo l’orto dei semplici del convento. Oggi l’orto ospita un centinaio di erbe, tra cui svariati tipi di rosmarini, salvie, mente, senza tralasciare le erbe più particolari anche non utilizzate in cucina, e tutti gli ortaggi a seconda della stagione, utilizzati per le preparazioni degli Chef. Giordano ci serve un’insalatina di quell’orto.

Si racconta la gita a Vulci, visitata dopo Tarquinia. Il silenzio di un’ondulata pianura a perdita d’occhio e quel che resta di una villa romana, dei suoi fragilissimi mosaici su cui ancora possiamo camminare più di duemila anni dopo. Fragilità e durata: orti che attraversano i secoli conservando la propria funzione d’uso. L’Italia come dovrebbe essere. Il vantaggio Mediterraneo.

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LA FORMAZIONE PER L’INNOVAZIONE

ASSOLOMBARDA, 9 NOVEMBRE 2011 ore 15.00

VIA PANTANO 9, MILANO

Quale formazione può risultare economicamente e socialmente innovativa?

Si può formare innovando?

L’incontro promosso da Assolombarda e Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con AIDP è un’occasione di approfondimento e di dibattito sulle nuove frontiere della formazione come strumento e motore dell’innovazione e sulla relazione sempre più stretta tra strategie aziendali e pratiche formative.

Durante l’evento sarà presentata la seconda edizione del volume “Oltre l’Aula: strategie di formazione nella società della conoscenza” a cura di Raoul C. D. Nacamulli e Daniele Boldizzoni e edito da Apogeo che analizza i trend in atto nel versante formativo aziendale.

 

Programma

15.00 La formazione per l’innovazione

  • Alberto Meomartini, Presidente Assolombarda
  • Marcello Fontanesi, Rettore dell’Università di Milano-Bicocca

15.20  La formazione oltre l’aula

  • Raoul C. D. Nacamulli, Università di Milano-Bicocca
  • Daniele Boldizzoni, Università IULM

16.00  Quale ruolo per la formazione in un mondo che cambia?

  • Alberto Acito, BlackBerry
  • David Bevilacqua, Cisco
  • Giorgio Fossa, Fondimpresa
  • Dario Rinero, Poltrona Frau
  • Marco Vittorelli, MetisOpenJob
  • Davide Rampello, Triennale
  • Modera: Rosanna Santonocito, Il Sole -24 Ore

Il volume presentato

Oltre l’aula, il volume curato da Raoul Nacammulli e Daniele Boldizzioni, presenta le attuali tendenze della formazione aziendale:  sempre di più “oltre l’aula” grazie a metodologie di “experiential learning” fuori dall’aula (on the job, outdoor, project working) e all’utilizzo di tecnologie informatiche, sia in presenza che a distanza. Dalla formazione individualizzata alle sessioni outdoor agli utilizzi della letteratura e del cinema il libro illustra l’impatto delle tecnologie dell’informazione sul processo formativo e presenta le principali metodologie per la valutazione degli interventi. La nuova edizione, interamente rivista e aggiornata, dà un particolare rilievo a tecniche quali lo storytelling, alla formazione in ambito interculturale e all’utilizzo di strumenti Web 2.0.

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Le professioni della comunicazione

Il 17 e il 24 Settembre, alle ore 10:30, a Nola, alla Scuola di Comunicazione, ADV Studios,

Pino Grimaldi condurrà il seminario su: “Le professioni della Comunicazione”. Un’occasione da non perdere per tutti i comunicatori, pubblicitari, designer, studenti e studiosi. www.advstudios.net

Partecipano:

  • Biagio Vanacore, Presidente nazionale TP Associazione Tecnici pubblicitari
  • Marialuisa Firpo, Delegazione AIAP Associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva
  • Daria Grimaldi, Università degli Studi di Cassino
  • Enrico Viceconte, Docente STOÀ
  • Anna Luisa Buongiorno, Università di Salerno
  • Domenico Romano, Mc Donald’s Local store marketing consultant

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