Il colore di Tuscania e il colore del grano

A cena con Uranio Mazzanti e Giordano Perini  si parla di colori. Si conclude il primo giorno dell’anno 2012. Il passaggio di un anno è sotto la tutela di Janus (o del suo omologo etrusco Culsans).  Nell’autoscatto guardo la mattina del 2012  sotto un leccio monumentale, presso la porta (janua) di Torre di Lavello. La porta (il varco, Pòros) è connessa alla opportunità e al rapporto tra passato e futuro. Il colore del tufo poroso di Tuscania e di certi intonaci. Un colore, quello del tufo di Tuscania, fa notare Giordano, diverso da quello della pietra di Tarquinia: una luce completamente diversa. E’ vero. Tornavo appunto da Tarquinia che avevo visitato per ritrovare, dopo 40 anni, zio Giorgio Toffoletti, nipote di un veneziano di Dalmazia e figlio di Piero, paracadutista nato in Libia nel 1907, e dell’etrusca zia Antonia, incisore di francobolli e banconote e maestro dell’arte bianca della pizza al lido del Porticciolo  a Tarquinia, sul Tirreno a un passo dal porto e dalle saline etrusche. Ciascun paese d’Italia ha una luce e un colore diverso. Giordano di colori se ne intende sul serio, ha lavorato con Ettore Sottsass, poi ha stampato pelli per il fashion system di Milano e inventato vernici micalizzate per le automobili, e vernici termicamente cangianti per le forme delle modelle di Krizia.

Le vernici micalizzate e perlate – spiega Giordano – le ottenemmo miscelando lamine microscopiche di mica e scaglie di alluminio alle vernici. Le lamine microscopiche di mica sono flessibili ed hanno un contorno esagonale o più raramente triangolare Alcuni tipi di mica conferiscono un’ampia gamma di tonalità ottenendo l’effetto perla oggi di moda nelle carrozzerie. Gli etruschi erano minatori, chimici, vasai, conciatori ed esperti tintori. All’Etruria associo immagini di rossori minerari: Il rosso ferro dell’Ilva (l’Elba), il rosso cinabro dell’Amiata, i vasi etruschi. La vernice alla mica; se ne parla per un po’. Col termine “mica”, dice Uranio, si intendono minerali che formano cristalli che si sfaldano in lamine sottili: silicati di Alluminio il cui colore dipende dalla composizione chimica. La formula chimica generale è la seguente: K(Al,Mg,Fe,Mn,Li,Cr)2-3[AlSi3O10(F,OH)2]. Nasce il progetto di un libro sui colori nell’industria. Si ricorda che Primo Levi era un chimico e lavorava nelle vernici industriali.

Uranio è un chimico che ama parlare della fragilità.

Uranio

E ne parliamo spesso durante la cena consumando il suo ottimo olio verde clorofilla . Scriveva nel 1954 Ettore Sottsass del gusto per il rustico:  “nasce da un certo amore per tutto ciò che è mediterraneo, da Capri al Marocco, dalla Sicilia alla Tunisia e per il colore del mare caldo, del cielo limpido del meridione. E’un amore che comprende non soltanto il Mediterraneo ma le cose rustiche e ruvide di tutti i mari del Sud, dalle calde isole del mar dei Caraibi, delle coste del Messico, dei deserti dell’America meridionale. E’ amore per tutte le cose corrose dai secoli, dal sole e dalle sabbie bollenti; amore per i colori violenti e vecchi, per le materie dolci e granulose, per le paste tenere e fragili.”

Gli intonaci di Tuscania sono paste fragili e il tufo è tenero, come il tufo giallo che amo vedere a Posillipo o a Procida. L’Italia è fragile, si diceva, parlando di recessione, ma una fragilità che dura e resiste da migliaia di anni.

Mostro questa foto di Tuscania. All’etrusca poggiata per l’eternità sul muretto hanno mozzato la testa i ladri. Le tombe sono state saccheggiate per wunderkammer sparse in tutto il mondo. “Giacimenti” culturali inesauribili si dice con un termine minerario orribile.

Salvatore Settis preferisce parlare di continuità e contiguità delle cose che abbiamo: natura, colori, paesaggio, monumenti, documenti, musei, piazze, vie sono tessuto vivo del paese che non si può smembrare, fragile ma vivo.  L’ “ingegnere di ferro”, Otello Testaguzza, ingegnere capo del Genio Civile negli anni ’70 ebbe il compito di ricostruire Tuscania dopo il terremoto del 6 febbraio 1971. Un compito che eseguì con pugno di ferro e spirito di servizio, con visione, senso della missione e sensibilità. Ho provato a chiedere a degli amici, molti non ricordano nemmeno quel terremoto di 40 anni fa. Eppure devastò il centro storico con molti morti e si vide nei telegiornali.  Otello Testaguzza “Un uomo ed un professionista di altri tempi – si legge in una commemorazione – che ha saputo precorrere i tempi, immaginando la rinascita del centro storico e di Tuscania tutta puntando alla fedele ricostruzione dell’urbe storica così come appariva nei documenti del catasto Gregoriano”. Penso all’Aquila oggi.

Parliamo poi d’altro. Del piccolo mondo conchiuso dell’abbazia cistercense di San Giusto, ben nascosta in una dolce valle lungo il corso del Marta. Doveva essere un minuscolo ecosistema autosufficiente, tenuto in equilibrio dalla natura e dal lavoro dei frati. Giordano ci ha mostrato quella meraviglia nell’ultimo giorno dell’anno del 2011. Nel restauro accurato e filologico del rudere voluto e finanziato dall’ingegner Mauro Checcoli, campione olimpico di equitazione nel 1964 e imprenditore mecenate.

Mauro Checcoli, bolognese, è di quegli ingegni, nel senso umanistico di ingenium, che possono fiorire in Italia: progettista high tech di architetture straordinarie come il “Teatro della Comunicazione” (UNIPOL Arena) di Bologna e il museo dell’ebraismo di Ferrara, difensore (e produttore) del grano duro dei territori italiani, come della cultura, dello sport e della bellezza (accostati non a caso, ma come lo erano nell’Ellade classica), e, infine, della microfinanza e del microcredito (Checcoli è Presidente di micro.Bo, l’Associazione microfinanza Bologna, una onlus nata sulla scia del lavoro pionieristico di Muhammad Yunus, il ‘banchiere dei poveri’, Nobel per la pace nel 2006.). Modelli di interazione con il territorio che dà e riceve! Modelli di sostenibilità cari ad Uranio.

Un’ interazione benefica che può avere un raggio d’azione molto più vasto.  Tuscania ospita un campus della Lorenzo De’ Medici la Scuola la cui missione internazionale è stata immaginata e realizzata da Fabrizio Guarducci. Un luogo in cui il  giovani provenienti da ogni parte del mondo possono “realizzare il proprio potenziale, sviluppare la propria creatività, e interagire con le comunità del mondo“, grazie al potere vivificante della cultura italiana, del suo paesaggio, della sua archeologia e anche della sua cucina e dei suoi prodotti generati dal  luogo. Natura, paesaggio, lavoro: genius loci, ingenium. Cenando, pensiamo ai principi generativi. Mi vengono in mente, assieme ai principi generativi delle forme, i begli anni della Summer School di Design di Morcone, nel bellissimo Sannio. La forma della pasta generata dalla necessità di interagire col sugo. Come la forma di un paese e delle sue case o di un’ abbazia che derivano dal tufo, dai ruscelli, dai pendii. Un’idea morfologica di quegli anni di Morcone.

Giordano scodella gli spaghetti. E’pasta bianca di grano duro condita con l’olio verde di Uranio. E si parla ancora di colori. “Il colore del grano” è una cooperativa sociale onlus di ricerca, produzione e commercializzazione di pasta alimentare artigianale di alta qualità, quella che abbiamo mangiato quella sera, nata dal sistema Ricerca e Solidarietà di CRF-sc, Cooperativa Ricerca Finalizzata. Un’idea di Uranio Mazzanti. La cooperativa ha aperto ad Anitrella, nel comune di Monte San Giovanni Campano (Frosinone), un laboratorio di produzione con il coinvolgimento di persone svantaggiate che lavorando, secondo le loro capacità e potenzialità specifiche, contribuiscono alla loro indipendenza economica. I profitti eccedenti dalla vendita sono risorse disponibili per il finanziamento di altri progetti di solidarietà “tradizionale”, a vantaggio del territorio. La pasta è molto buona e l’idea è sostenuta dal gruppo Boscolo che a Tuscania ha creato l’Etoile Academy, un polo di cultura gastronomica di eccellenza europea.

Boscolo Etoile Academy, fondata nel 1985  da Rossano Boscolo, è stata la prima scuola di alta formazione per le arti culinarie in Italia.  La nuova sede unica, trasferita da Sottomarina di Chioggia a Tuscania nel 2010 nel Complesso quattrocentesco di San Francesco, si differenzia dalle altre scuole esistenti soprattutto grazie ai prestigiosi, nuovi spazi didattici che offre ai suoi corsisti: 5 laboratori pratici, attrezzati utilizzando le più avanzate tecnologie per la cucina ma anche, ad esempio, l’orto creato dove esisteva nel Medioevo l’orto dei semplici del convento. Oggi l’orto ospita un centinaio di erbe, tra cui svariati tipi di rosmarini, salvie, mente, senza tralasciare le erbe più particolari anche non utilizzate in cucina, e tutti gli ortaggi a seconda della stagione, utilizzati per le preparazioni degli Chef. Giordano ci serve un’insalatina di quell’orto.

Si racconta la gita a Vulci, visitata dopo Tarquinia. Il silenzio di un’ondulata pianura a perdita d’occhio e quel che resta di una villa romana, dei suoi fragilissimi mosaici su cui ancora possiamo camminare più di duemila anni dopo. Fragilità e durata: orti che attraversano i secoli conservando la propria funzione d’uso. L’Italia come dovrebbe essere. Il vantaggio Mediterraneo.

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