Ercolano Capitale della Cultura

Artico su Corriere della Sera del 18 agosto 2015
Artico su Corriere della Sera del 18 agosto 2015

Grandi “attrattori” anche per i talenti dell’innovazione e del management

Attrarre intelligenza, talento e conoscenze viene prima ed è più importante di attrarre investimenti. Usiamo bene quello che esiste.

Di Enrico Viceconte

Il Corriere del Mezzogiorno 18 agosto 2015

L’immagine abusata della “fuga dei cervelli” dal Sud, che suggerisce interventi di tamponamento di una perdita, dovrebbe essere riformulata come “attrazione dei cervelli” verso il Sud. Un “cervello” va verso il territorio più fertile per la realizzazione delle proprie vocazioni e quello che conta è il saldo tra i talenti che partono e quelli che arrivano.  La divergenza tra aree più sviluppate e meno sviluppate dipende in misura crescente dal potere attrattivo della polarizzazione, in certi luoghi fertili, di talento, conoscenza ed innovazione. Perché il vantaggio genera altro vantaggio e il talento altro talento.

La Campania, ad esempio, ha ancora una massa critica industriale in grado di invertire il flusso del talenti, offrendo la presenza di un attrattivo assortimento di settori industriali che poche regioni d’Europa possono vantare. Università e centri di ricerca, come è stato scritto su queste pagine, non mancano. Ma il potenziale attrattivo stenta a tradursi in una crescita e i talenti formati i Campania emigrano verso il centro-nord o all’estero.

Spesso basta saper utilizzare e migliorare l’esistente, inteso come risorse materiali ed immateriali. Ad esempio le reti che già esistono e le cose che funzionano. L’idea di una candidatura di Ercolano a Capitale italiana della cultura è eccellente, per i motivi che su queste pagine sono stati presentati. Attrattori paesaggistici e culturali unici al mondo, centri di ricerca e di alta formazione frutto di un’antica tradizione scientifica sono lì, a portata di mano. Il progetto della Fondazione Packard per Ercolano, oggi citatissimo come buona pratica, è da anni attivo, all’insaputa dei più, con la capacità di attrare intelligenza da tutto il mondo a favore del territorio.

Un altro esempio: nella vanvitelliana Villa Campolieto di Ercolano, da venticinque anni la Stoà, Istituto di Studi per la Direzione e Gestione d’Impresa, fa alta formazione e ricerca nelle discipline del management. Un luogo dove si sono formati presidenti ed amministratori delegati di aziende internazionali come Unilever e Wind e che ha attratto docenti dalle più importanti istituzioni accademiche del mondo. Nella scuola in cui, all’inizio degli anni ’90, per la prima volta in Europa, il Massachusetts Institute of Technology presentava i risultati delle sue ricerche sul sistema Toyota, attualmente si svolgono corsi e seminari sulle tecniche di produzione lean per le imprese campane del settore aerospaziale, sul Systems Engineering, e sull’ Operations Management. Insomma tutto quello che serve per modernizzare i settori industriali presenti in Campania che hanno fame di cultura manageriale avanzata. L’Executive master in “Tecnologie e sistemi avanzati di produzione aeronautica” ha appena diplomato venti ingegneri di aziende del settore che hanno elaborato, a fine corso, progetti di innovazione nelle proprie aziende. Insegnano a Stoà “startupper” campani che hanno creato la propria impresa innovativa in Campania e non nella Silicon Valley. Ad esempio Giovanni Caturano di Spinvector, azienda nota nel mondo nel campo dei videogame e della realtà virtuale applicata ai beni culturali, e Antonio Caraviello che, con i suoi giovanissimi soci, è tornato a 27 anni dalla Germania per fondare Sòphia High Tech, l’unica società in Italia, e la seconda in Europa, che svolge attività di produzione, progettazione e commercializzazione di attrezzature di laboratorio per lo svolgimento di test su materiali innovativi per l’aerospazio.

Un master plan per il Sud dovrebbe partire dai notevoli punti di forza del proprio capitale umano, e dalla possibilità di attrarne di nuovo, mantenendo viva la fertilità intellettuale del territorio.  Gli hub della conoscenza si basano su un milieu culturale fatto di tradizione e di innovazione. A volte basta utilizzare meglio l’esistente per attrarre i talenti di cui abbiamo bisogno.

18/08/2015, Corriere del Mezzogiorno

Enrico Viceconte, docente di Management, Stoà

villa campolieto

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